I quattro giardini alla Giudecca

...e quattro differenti storie riportate alla luce da Francesca Bortolotto Possati.

Dietro il cinquecentesco complesso delle Zitelle alla Giudecca laddove fino agli inizi del Novecento erano presenti vigne e orti, organizzati secondo i modi canonici dell'isola, sono stati risistemati e in parte restaurati quattro giardini.

La documentazione storica, dal De Barbari in poi, racconta il carattere di questi luoghi, delimitati da recinti   murari di mattoni, collegati da piccole porte che immettono in lotti stretti e lunghi orientati nord-sud, per meglio godere del sole e creare il microclima migliore per una vegetazione che in molti casi richiama una condizione di mediterraneità ancora  confermata, ad esempio, dal grande olivo visibile oggi nel giardino del Palladio. Interventi successivi hanno parcellizzato i lunghi lotti, inserendo nuove costruzioni già a partire dagli anni ' 40 e poi, ancora fino ad oggi, con interventi edilizi che negano  le regole basilari di questo luogo e che chiudono a sud le visuali degli storici edifici e dei giardini.

Il primo, quello di pertinenza del palladiano convento delle Zitelle, mantiene le grandi alberature tra i quali un Pino d'Aleppo e l'Olea europea come soggetti primari della composizione, veri punti di riferimento della storia del luogo. Nel riproporre alcuni temi propri degli orti e dei giardini della  Giudecca si è scelto di reinserire una pergola in direzione nord-sud con uva fragola e rose con alla base fioriture di iris, perovskie, nepeta, aquilegie,  rose e graminacee organizzate secondo una logica di naturalità che si lega al modo in cui è pensato e disegnato il prato.

Il disegno del giardino, la sua geometria che rievoca, senza voler riproporre pedissequamente le parcelle degli orti, crea una direzionalità e un modo di muoversi dentro lo spazio erboso  ottenuto semplicemente attraverso un taglio differenziato dei prati che vengono tenuti a  tre altezze: il primo rasato per essere attraversato dal visitatore, un secondo di media altezza e un terzo lasciato libero di crescere e di ricordare spazi di natura ampia e libera  dove le erbe spontanee trovano ricovero in una sorta di spirito di accoglimento della biodiversità voluto sia dal progettista che dalla proprietaria.

Migliaia di bulbi di tulipani, anemoni, narcisi, fritillarie e crochi in primavera arricchiscono una parte di questi prati creando un effetto di “tappeto orientale” più volte richiamato dai trattati antichi e dalle descrizioni letterarie dei prati delle ville e dei palazzi.

Il secondo giardino è di pertinenza dell'ex Asilo Mason, edificio novecentesco con un muro in mattoni che lo divide dalla metà del Novecento dallo spazio del giardino Palladio, cinque platani e una magnolia.  Il giardino realizzato è un giardino di siepi che definiscono ambiti interconnessi tra loro. Le siepi pur contenendo il canonico bosso sono state realizzate affiancando di Hydrangee Annabelle e quercifolia, di rose, di agapanthi e pitospori nani  declinando in modo vario il motivo generatore del giardino.

Quasi un labirinto creato attorno agli alberi esistenti per con ferire al luogo un carattere, che pur non tradendo la storia del luogo non rinuncia a definire  uno spazio nuovo a metà tra tradizione e modernità da offrire al visitatore e a chi vi soggiorna.  Rose di varietà differenti, fioriture leggere alla base delle siepi, lillà, buddleie  e la divisione di piccoli spazi raccolti creano un gioco di prospettive di profondità diverse e definiscono anfratti inediti che moltiplicano il luogo in un gioco di relativa complessità spaziale e botanica.

Il terzo giardino sul lato ovest delle Zitelle è allo stesso modo caratterizzato da grandi alberi di taxus baccata, una monumentale magnolia,  un grandissimo tiglio e un classico giardino d'ombra veneziano stretto e lungo aperto sul canale della Giudecca che si percepisce come spazio di luce e di acqua dall'interno ombroso e verde fatto di ortensie di diverse varietà, felci, astilbe, ruscus, fatsie  e oleandri preesistenti che così bene albergano in questo spazio minuto.

Il quarto giardino , l'ultimo ad essere completato, fa parte del giardino che circonda Villa F. Un viale di canfore segna l'asse centrale della corte del palazzo: l'aspirazione alla mediterraneità  dei giardini e degli orti giudecchini. Piccole masse di bambu, davanti ai muri, due lunghe linee di narcisi e tulipani bianchi e rosa che da maggio in poi cedono il passo a gruppi di leggerissime fioriture di aster bianchi e cerulei.

Una rosa conosciuta, assertiva, la Pierre de Ronsard,  una clematis jackmanii armandii e Hydrangea quercifolia Snow queen divide la corte dagli ex orti. Si passa all'ombra del boschetto ai tre salix matsidana e a due cespugli di laurus nobilis e ad alcuni prunus, due frassini, e cespugli di biancospino, un giovane piccolo albero di albicocco, un esemplare di giuggolo ad alberello, di ibischi bianchi e rosa, di due forsisthie e di alcuni profumatissimi viburni carlesii

Quattro orti chiusi da un intreccio di salici, racchiudono pomodori, carciofaie di S.Erasmo, misti a verbena bonariensis bluette, mischiate seguendo una tradizione dell'isola che univa, rose, ortaggi, gelsomini e garofani, gigli e uvaContro i due lunghi muri storici si armonizzano cipressi, fichi, allori, bambù  con alla base teucrium, fejioe sellowiana, mirti, buddleje, margherite e filliree, ginestre e pitospori profumatissimi,  iris e rose.